Memorie di una donna medico – Nawal al-Sa’dawi

TITOLO: Memorie di una donna medico

AUTORE: Nawal al-Sa’dawi

EDITORE: Fandango Libri

PREZZOcartaceo 14,00€ – e-book 9,99 €

PAGINE: 106

Figura faro della letteratura egiziana, nata nel 1931 in un piccolo villaggio sul delta del Nilo, Nawal al-Sa’dawi ha la mente affilata come una spada. E con quest’arma, l’arma dell’intelligenza e della scrittura, ha combattuto fin dall’infanzia una battaglia contro l’emarginazione sociale, contro il sistema politico, contro il pensiero retrogrado e contro le indicibili violenze perpetrate contro le donne. Nel suo “Memorie di una donna medico”, pubblicato nel 1958 e tradotto in America alla fine degli anni Ottanta, si chiede: “Perché da piccola ero triste all’idea di non poter volare come le colombe e non sopportavo quelle perdite di sangue che sporcavano le donne ogni trenta giorni?”.

Così cominciò prestissimo la sua lotta contro gli ingranaggi che le stavano divorando i primi anni di vita. Dal non poter fare i giochi dei maschi al dover indossare un abito bianco per un forzato fidanzamento, che Nawal al-Sa’dawi rifiuta con forza. Fugge via! Fugge dall’autorità paterna e materna, dai vincoli familiari, dagli affetti che possono rivelarsi una prigione. Si taglia i capelli cortissimi, si chiude nel suo mondo di libri e di solitudine, si laurea brillantemente in medicina e diventa un medico di successo.

Belle le pagine che descrivono il suo contatto con la malattia e con la morte, che tocca con mano eseguendo autopsie, che tocca con l’anima compartecipando alla sofferenza altrui. Con sguardo costantemente critico Nawal al-Sa’dawi ci conduce nella sua biografia, che è quella di una donna dolce e forte, compatta e lacerata a un tempo, fino al momento in cui anche per lei, così apparentemente cinica e distante, arriverà l’amore. Tuttora considerata una delle opere fondamentali del pensiero femminista arabo, “Memorie di una donna medico” affronta temi e questioni che sono ancora pericolosamente attuali.

Il libro “Memorie di una donna medico” è un viaggio incredibile nella vita dell’autrice Nawal al-Sa’dawi. Si tratta infatti di un’autobiografia principalmente di carattere femminista. Non è tanto la professione di medico a essere descritta, quanto le battaglie che la protagonista deve fare per poter far rispettare i suoi diritti. Il libro parte narrando l’infanzia dell’autrice, durante la quale si rende conto da subito di un problema. Ciò che emerge prepotentemente è infatti che nella sua società l’uomo ha praticamente tutti i diritti, a discapito della donna.

Nawal si chiede continuamente cosa ci sia di diverso tra lei e il fratello. Cosa spinge la madre a crescerli con principi e trattamenti del tutto differenti? Il fratello, in quanto maschio, ha una vita completamente differente dalla sua. Nawal cresce con lo spettro del futuro matrimonio imposto dai genitori e con il principio della donna obbligata a stare in casa a soddisfare qualsiasi desiderio e voglia dell’uomo.

Nawal non ci sta. Sin da subito comincia a odiare il suo corpo, perchè giornalmente le ricorda la sua femminilità e quindi la sua condizione. Sin da giovanissima cerca in ogni modo di sfuggire ai canoni imposti dalla sua società. Si ribella e, quando cresce, decide di trasformare questo suo forte desiderio in realtà. Scappa infatti dalla famiglia d’origine e trova un modo per affermarsi cominciando a studiare medicina. Nella sua società il medico è uomo. Da subito Nawal si rende conto di come la sua presenza in facoltà o al lavoro sia qualcosa di anomalo.

Oltre a questo Nawal scopre, tramite lo studio della medicina e della scienza, che di fatto quelle differenze che sua madre le imponeva non esistono. Il massiccio muro che la società ha creato tra uomo e donna crolla completamente se si guarda il mondo con gli occhi della scienza. Quando Nawal si ritrova a fare autopsie o a curare pazienti capisce che uomo e donna sono uguali e non così diversi dagli animali.

Tutti i principi inculcati nelle menti delle persone sono solo idee sociali. L’emarginazione della donna non ha motivo di esistere, poichè di fronte alla morte, alla malattia, al funzionamento del corpo, siamo tutti uguali. Addirittura Nawal studia che nel corpo maschile circolano ormoni femminili e questo la sconvolge e la affascina al tempo stesso. Queste scoperte, l’impegno, lo studio che Nawal porta a termine con brillanti risultati, fungono da slancio per questa “donna medico”. Le sue idee di bambina erano giuste e valeva la pena combattere per i suoi ideali e diritti!

Seguono poi alcune scene in cui Nawal entra in contatto con la sofferenza dei pazienti e con la morte. Rigida e cinica per non farsi intaccare dal dolore, l’autrice vede il paziente come organo da curare, malattia da debellare, problema da risolvere. Solo dopo anni di carriera e di esperienza qualcosa in lei cambia. Nawal riuscirà a rendersi conto anche della sofferenza di quei corpi, che di fatto non sono solo corpi. Le delusioni e le sofferenze personali che affronterà nel tempo non faranno altro che mettere ulteriormente in crisi il suo mondo, ma la porteranno a essere sempre più forte e combattiva, desiderosa di dimostrare il suo valore e il fatto che una donna possa essere indipendente.

E’ incredibile come “Memorie di una donna medico”, scritto nel 1958 e ambientato nel mondo arabo, sia per certi versi ancora dannatamente attuale. Se da una parte sono stati fatti grandi passi avanti per migliorare la condizione delle donne e ridurre al minimo le differenze create dalla società, dall’altra parte in alcuni paesi e in alcune realtà del mondo ancora oggi le donne sono destinate a combattere e soffrire come Nawal.

Ho trovato molto toccante e commuovente la scena in cui Nawal assiste a un parto senza riuscire a salvare la vita alla donna. Di fronte alla nascita che coincide con la morte si ferma e si domanda come una nuova vita possa avere origine causando la morte di un’altra, come quel neonato urlante fosse nato da una donna prossima alla morte. Inoltre ho amato i risvolti personali della vita di Nawal. Dopo tutte le sofferenze e le battaglie continue, anche per l’autrice arriva un amore sincero e un uomo che non vuole solo dominarla.

Personalmente, visti i temi importanti e molto interessanti trattati, avrei preferito che l’autrice si fosse soffermata molto di più sul racconto della sua vita e soprattutto sulla professione medica, che spesso rischia di essere una parentesi nel libro. La narrazione in “Memorie di una donna medico” è abbastanza frettolosa. Si passa da un argomento all’altro in poco tempo saltando molti anni della vita dell’autrice per giungere ai punti salienti. Poichè sono molto interessata all’argomento avrei letto molto volentieri un libro molto più lungo e pieno di dettagli. “Memorie di una donna medico” cerca di inserire in sole 100 pagine tantissimi temi importanti, rischiando però di non sviscerarli bene e di risultare in parte caotico.

VOTO: 4/5

CITAZIONI:

“Sono entrata in conflitto con la mia femminilità molto presto, prima ancora di diventare una donna, prima ancora di scoprire qualcosa su di me, sul mio sesso e sulle mie origini; quando ancora non conoscevo il nome della cavità che mi aveva contenuta prima che fossi espulsa in questo immenso mondo.”

“Non ho versato le prime lacrime della mia vita per colpa di un insuccesso scolastico, o perchè avevo rotto qualche oggetto di valore, ma perchè ero una bambina.”

“Ho pianto per la mia femminilità prima ancora di conoscerla. Fu così che aprì gli occhi sulla vita e tra me e la mia natura nacque una forte ostilità.”

“La scienza mi dimostrò che la donna era uguale all’uomo e che l’uomo era uguale agli animali.”

“Mi rallegrai in quel mondo nuovo che poneva donna, uomo e bestie tutti sullo stesso piano. Ero entusiasta della scienza, la percepivo come una divinità forte, potente e giusta che conosceva i segreti di tutte le cose. Decisi di credere in questa divinità e di abbracciare questa fede.”
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