TITOLO: Una storia. Autobiografia
AUTORE: Luciano Ligabue
EDITORE: Mondadori
PREZZO: cartaceo 22,00 € – e-book 8,99 €
PAGINE: 468
Giuanin e la Rina. I fossi, le cerbottane e le fionde. Gli gnocchi della Barbarina. Il sangue di una suora. Marcello, il suo toscano, l’olio di ricino e l’Ermelina. Tocca tre volte la pelle di biscia. Gianni e i crediti con la fortuna. Il 5 di via Santa Maria. La Millecento. Le brustoline al Politeama.
SartiBurgnichFacchettiBedinGuarneriPicchi. Paolo è morto inseguendo una rana. Lavorini, uno di noi. Marco. La carcassa di un suino. Savana, Virus, Novecento e Spiura. Poi Squalo, Linate, Capodistria e Bubba, i Quattro dell’Ave Maria. Il Foxtrot e il Tropical. Radio Fazzano, Radio King e RadioAttiva. Claudio “Maio” Maioli e i sogni di rock’n’roll. La Sonex Custom da cinquecentomila lire. Il fuoco di una zingara. La Dona e Lenny. Pierangelo Bertoli. Gli Eroi di latta e Angelo Carrara.
Il giorno più bello o più brutto della tua vita. I ClanDestino e la Banda. I live e quell’enorme stare insieme. La terra che balla. Barbara e Linda. Cianein. C’è un intero universo, circoscritto e infinito, nella narrazione autobiografica di Luciano Ligabue. Sessant’anni di vita che in virtù di una scrittura in stato di grazia si elevano a vera e propria storia, tutta da leggere, tutta da rivivere.
Affrontando per iscritto il bilancio della sua esistenza con l’eclettismo artistico che gli è proprio, il Liga esce dai comodi confini del classico resoconto biografico e tratteggia situazioni, luoghi e persone donando loro una dimensione romanzesca. Li fa vedere, toccare e conoscere. Anche la sua, alla fin fine, non è altro che “una storia”, ma di quelle che ne contengono cento, e altre cento ancora.

Luciano Ligabue racchiude i suoi sessant’anni di vita in questo libro. “Una storia” è l’autobiografia del rocker di Correggio, dove i suoi fan lo possono ritrovare in ogni singola pagina. Il testo procede in ordine cronologico, passando dalla nascita di Ligabue, all’infanzia a Correggio, all’adolescenza, fino al sofferto anno di militare. Prosegue poi con i primi lavoretti e la nascita del sogno della musica. Un racconto a cuore aperto, che parte il 13 marzo 1960 e arriva ai giorni nostri.
Ligabue in questo libro intreccia tantissime volte fatti ormai noti al pubblico che lo segue da anni, a eventi molto più intimi e personali. La scrittura è diretta, onesta, schietta e immediata. Il lettore riesce a percepire, pagina dopo pagina, le sensazioni e le emozioni che il protagonista prova nei vari avvenimenti narrati. E’ davvero un ottimo testo per chi vuole “ripassare” la carriera di Ligabue a partire dalle origini, ma soprattutto per chi vuole conoscere il lato più umano del cantante.

Come molto spesso Luciano Ligabue ama ricordare, l’uomo e il personaggio in lui coincidono. Non è un artista montato, non ha costruito negli anni una maschera per quando è su un palco o davanti a uno schermo. Questo però non vuol dire che tutti gli aspetti della sua vita siano pubblici, anche perché il rocker è una persona molto introversa e ama difendere la privacy sua e della sua famiglia.

Proprio per questo motivo mi hanno toccato molto i capitoli in cui si parla della sua vita privata, quella più sconosciuta e intima. Tra le pagine di “Una storia” infatti ritroviamo i genitori e i nonni del cantante, ma anche la prima moglie Donatella, la nascita di Lenny e la perdita di due gemelli. Passiamo poi all’attuale moglie Barbara, alla nascita di Linda e alla tragica perdita del figlio Leon. Personalmente, abituata a vedere sempre Ligabue come il rocker tutto d’un pezzo, sono stata devastata dal capitolo in cui l’autore racconta la nascita (e la morte) del figlio Leon e i giorni successivi a quell’evento drammatico.
La narrazione della vita di Ligabue si intreccia, ovviamente, con quella della sua fantastica carriera. E così, dopo i primi anni di gavetta e una fama arrivata alla soglia dei trent’anni, ritroviamo nel libro “Una storia” gli Orazero, i Clandestino, la Banda, Maioli, l’amicizia con Bertoli, Guccini, i successi, gli album, i film, Campovolo… tutto quello che è stato ed è oggi Ligabue (o meglio è stato fino al 2022, anno di pubblicazione dell’autobiografia), può essere ritrovato in queste pagine.

C’è poi un tema ricorrente, che non abbandona mai il libro, come di fatto anche la vita del cantante: l’amore e il legame indissolubile con Correggio. Ligabue non perde l’occasione per sottolineare come le sue radici siano sempre state fondamentali e parte integrante della sua persona. Correggio, o meglio, il “borgo”, ritorna sempre tra le pagine di questo libro.
“Tardi per quasi tutto, perché a volte c’è un soffio fra un evento e la rassegnazione che porta. Una sottilissima lamella di luce che viene da uno spiraglio, uno spiraglio in cui, forse, si potrà infilare la punta di una leva. O un dito.”
“Ora che mi sono meritato spazio voglio decidere quanto tenerne attorno.”
“Gli eventi sono una cosa, è il tuo nodosi viverli che fa tutta la differenza del mondo.”
“C’è questa strana, attraente morbidezza nel lasciare le cose come stanno. Nel cercare di evitare gli scossoni. Insomma, mettendo insieme tutto, sto sufficientemente bene da non andarmene, ma non abbastanza bene da pensare di restare.”
“Tutta questa tranquillità non mi lascia tranquillo. Un giorno il tempo non passa mai, il giorno dopo mi sembra di averlo buttato via. Certi giorni le due cose insieme.”
“Perché sognare costa, certo, il prezzo di una probabile delusione, ma continuo a pensare che valga la pena. Immaginare di essere al di qua di un al di là separato soltanto da una domenica pomeriggio. Un’oretta capace di spezzare un percorso in due e trasformare senza esitazione un prima in un poi. Si, meglio sognare e rischiare gli incubi che dormire e basta.”
“Durante la lavorazione di Radiofreccia è nato mio figlio, durante la postproduzione di questo Da zero a dieci è morto mio padre. Fare film, almeno per quello che mi riguarda, significa dunque ritrovarsi in eventi molto più grandi dei film stessi. E tanto in Radiofreccia vedo chiaramente gli effetti di una nascita, quanto in Da zero a dieci quelli di una morte. Sono tutti lì, anche nelle immagini, nelle facce degli attori, nel tono generale. Arrivo a sentirli nella musica.”
