Nella vita degli altri – Michele Bravi

TITOLO: Nella vita degli altri

AUTORE: Michele Bravi

EDITOREMondadori

PREZZOcartaceo 17,00€ – e-book 9,99 €

PAGINE: 126

Quanto c’è di noi nella vita di chi ci sta attorno? Quanto c’è degli altri nella nostra vita? Qual è la distanza che intercorre tra il modo in cui noi ci vediamo e quello con cui gli altri ci guardano? Domande che riguardano il gioco degli specchi e che prendono forma in questo romanzo, che racconta, con una consapevolezza e una poesia inedite, i temi dell’identità e dell’immedesimazione. Al piano terra di una palazzina di cemento squadrata e piena di finestroni e di inferriate, c’è la panetteria del signor Bisacco. L’odore del suo pane si infiltra tra le fessure strette dell’intonaco crettato e gli spiragli degli infissi da sostituire, profumando e amalgamando la vita delle persone che abitano il condominio. L’edificio ha cinque piani e accoglie e racconta molte storie.

Quella di Angelo, un uomo spaventato che vive la sua passione per la fotografia con gravità e sofferenza. Quella della signora Vera, che viene da Padova ma sogna Parigi e lussi impossibili. Di Achille, un uomo complesso che cerca nel cibo la sua vendetta contro il mondo. Quella della signorina Eco, la cui bellezza nasconde una sottile punta di coraggio verso la Vita. Cinque storie memorabili che si intrecciano e si rispecchiano tra immagini slegate e suoni sfarinati, descrivendo il caos di un uomo smarrito nelle sue profondità.

Questo di Michele Bravi è un esordio singolare il cui racconto somiglia più a una canzone da leggere a voce alta. Così come suona la sua lingua: ariosa, empatica, immaginifica, ritmica. Un romanzo che racconta il viaggio di un uomo dentro la vita degli altri e degli altri dentro la sua. Storie attorcigliate che si infrangono come uno specchio rotto e che si ricompongono in una progressione di azioni potenti come fucilate al petto.

E’ molto difficile scrivere un mio commento su questo libro, tenterò di buttar giù qualche parola di getto. “Nella vita degli altri” è un libro tanto breve quanto pregno di vita. In poco più di 100 pagine il lettore si trova catapultato in una storia surreale a vivere i sentimenti dei personaggi. I fatti narrati sono molto poco credibili, ma allo stesso tempo ti fanno soffrire e preoccupare come se li stessi vivendo in prima persona, tant’è che arrivi al termine del libro con il fiato sospeso.

Quel che ha detto Michele Bravi presentando questo libro è molto reale e si riscontra nelle pagine. Sembra propio infatti che il racconto sia nato come testo di una canzone, ma che i fatti di questi personaggi fossero troppo strani e particolari per essere descritti in soli 3 o 4 minuti di brano. Già prendendo come protagonista ogni volta uno dei personaggi potrebbe nascere un libro a sè. Dopo “Se non ti vedo non esisti” di Levante, mi sono dedicata a un altro esordio da autore di un cantante. Ma veniamo alla trama.

Il libro “Nella vita degli altri” ha un narratore esterno, che pare assistere alle scene che accadono così come potrebbe fare il lettore stesso. All’interno del libro il fulcro è una sola scena, che avviene durante una serata/nottata all’interno di un appartamento. Il centro del racconto è questo, poi da qui partono vari flashback sulla vita passata dei personaggi. Questa particolarità narrativa mi ha ricordato sin da subito “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese. In questo film quello che stupisce, oltre all’incredibile realtà e attualità dell’argomento trattato, è proprio il fatto che il regista sia riuscito a realizzare un intero film utilizzando solo un appartamento come set. Tutto il film infatti si snoda durante una cena tra amici e nonostante questo lo spettatore non si annoia mai.

“Nella vita degli altri” ha il suo fulcro all’interno dell’appartamento del signor Bisacco, un anziano panettiere che è di fatto il protagonista del racconto. In realtà tutti i personaggi della storia, che sono poi gli affittuari dei vari appartamenti del condominio del panettiere, appaiono come protagonisti. In ogni capitolo Michele Bravi sembra voler dare spazio, a turno, a ognuno di loro, ma Bisacco è quello che ha qualcosa più degli altri.

Bisacco conosce tutti gli altri personaggi poichè è il proprietario dei loro appartamenti e perchè questi sono suoi clienti in panetteria. Una sera apparentemente come tutte le altre Bisacco sembra letteralmente impazzito e tutti i suoi “vicini di casa” accorrono nel suo appartamento per capire cosa stia succedendo. Da qui parte il vero e proprio racconto. Si ritrovano a casa di un folle e delirante signor Bisacco tutti i personaggi: Vera, la signorina Eco con il figlio neonato, Angelo, Achille e Antonio, il portiere del condominio che comparirà solo al termine della storia.

All’origine della follia di Bisacco c’è il fatto che l’anziano non riesce più a specchiarsi, a ritrovare il suo riflesso negli specchi di casa. Constatato ciò l’anziano panettiere non ragiona più e vuole a tutti i costi dare la colpa di questo a uno dei presenti minacciandoli con una pistola. Parte così una nottata di violenza, con i personaggi che cercano di difendersi e Bisacco che continua a minacciarli e colpevolizzarli a turno. Nel frattempo Michele Bravi utilizza più volte il flashback per raccontare la storia passata dei protagonisti e il motivo che li ha spinti ad andare ad abitare in affitto lì.

Il lettore si trova completamente spiazzato dai dialoghi surreali tra i protagonisti, dagli avvenimenti violenti e apparentemente senza nessun senso, dalla cattiveria di un anziano panettiere. Tutto sembra accadere senza alcuna razionalità, tra colpi di pistola, persona accasciate a terra, schiaffi, sangue, parole forti urlate al vento. Il tempo di quella nottata sembra non passare mai. I personaggi, nonostante siano più giovani e agili rispetto a Bisacco, restano completamente immobili e inermi di fronte alla scena e, in modo irreale e illogico, non riescono a disarmare il vecchio o a chiedere aiuto.

Solo con l’arrivo dell’alba e del portiere Antonio il racconto sembra prendere una piega positiva e il lettore inizia a rendersi conto della grande metafora della vita celata dietro agli avvenimenti del libro. Il signor Bisacco nella sua vita è stato sempre così tanto abituato a mettersi nella vita degli altri che, arrivato a un’età avanzata, non è più in grado di trovare la sua. Il suo riflesso perduto non è altro che il senso della sua vita, che probabilmente ha perso attraverso quella degli altri.

Ho letto questo libro tutto d’un fiato, sia perchè gli avvenimenti continuavano a lasciarmi incredula, sia perchè volevo assolutamente capire quale potesse essere il riscontro finale di questa apparente notte folle. Ho amato particolarmente il risvolto finale a livello di metafora della vita, anche se quando ho chiuso il libro ho tirato un sospiro di sollievo perchè mi ha messo l’angoscia. Mi piace molto lo stile di scrittura di Michele Bravi, anche se, abituata ai testi delle sue canzoni, mi aspettavo qualcosina di più.

VOTO: 3,5/5

CITAZIONI:

“Non sapevo che le ferite dell’anima non sono mai evidenti come un braccio rotto, una sbornia o il mal di denti. Anzi sono più profonde e difficili da curare. Serve molto di più per dare un senso ai propri grovigli interiori.”

“Lui non era altro che il risultato di ciò che casualmente gli era toccato di vivere e le sue scelte, perfino quelle consapevoli, erano state condizionate dal caos in cui esse si erano rese possibili.”

“Mi sono frammentato così tante volte, proprio come questi specchi, che adesso non so più chi sono. Ogni pezzo che è a terra è una parte di me che non ho capito e non ho saputo dire agli altri e di me non rimane altro che un riflesso scomposto e l’odore del mio pane.”
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