Middlesex – Jeffrey Eugenides

TITOLO: Middlesex

AUTORE: Jeffrey Eugenides

EDITORE: Mondadori

PREZZOcartaceo 10,50€ – ebook 7,99€

PAGINE: 602

Calliope Stephanides, detta Callie e poi Cal, è una bambina come le altre, o così crede, ma un giorno scopre che nel suo Dna si nasconde un gene misterioso che attraversa come una colpa tre generazioni della sua famiglia e ora si manifesta in lei. Callie è colpita da un’ “eccentricità biologica” che fa di lei un raro ermafrodito. E da qui ha inizio la sua odissea. Un viaggio travagliato nel cuore di un passato che nasconde i segreti del suo destino.

Tra furbi imprenditori e ciarlatani, tra sagge donne di casa e improbabili leader religiosi, in un vorticoso alternarsi di matrimoni, nascite e scandali. Dalla Turchia del crollo dell’Impero Ottomano all’America del proibizionismo, dai conflitti razziali alla controcultura, dal Vietnam al Watergate, Jeffrey Eugenides ci restituisce un mondo scintillante e drammatico in cui il senso del destino e l’eredità familiare si mescolano e si oppongono alla volontà di essere artefici di se stessi, di dar voce ai propri desideri, alla propria sessualità, ai propri sentimenti.

Essere una giovane ragazza adolescente e scoprire, nell’America degli anni ’70, di avere cromosomi sessuali maschili. Essere cresciuta per 14 anni come una bambina e, improvvisamente, sapere che il proprio genotipo è sempre stato quello di un maschio. Questo è il fulcro di “Middlesex”, narrato in prima persona dalla protagonista Calliope, che poi diverrà Cal. In realtà però la storia di questo lungo romanzo non è tutta incentrata sulla vita di Calliope, ma sulla ricostruzione storica degli eventi che, all’interno della sua famiglia, hanno portato allo sviluppo della mutazione genetica che le/gli ha cambiato la vita.

La voce narrante di tutto il libro “Middlesex” è quella di Cal (così deciderà di chiamarsi Calliope quando sceglierà di riconoscersi a tutti gli effetti come uomo), che racconta in prima persona la sua storia. Egli parla nel 2001, quando ha 41 anni e vive a Berlino. Cal sceglie di raccontare tutto quello che gli è accaduto e la storia della sua famiglia per narrare al lettore come un solo gene, un’unica mutazione genetica insita nella sua famiglia da generazioni, abbia scelto proprio lui per esprimersi, sconvolgendogli l’esistenza.

Cal nasce Calliope, una normalissima bambina che vede la luce nel 1960 e che ha un fratello maschio sano e due genitori apparentemente normali. La vita di Calliope procede tranquilla fino al periodo della pubertà. E’ proprio aspettando, giorno dopo giorno, il menarca e lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, che Calliope capisce di avere qualcosa di diverso dagli altri. Dopo sofferenze, complessi, vergogna, difficoltà nel rapporto con gli altri e nel mostrare il proprio corpo, solo nel 1974 Calliope riceverà una diagnosi. All’età di 14 anni scopre di avere da sempre cromosomi sessuali maschili. Per la genetica è quindi un maschio, ma a causa di una mutazione che gli ha causato la sindrome da carenza di 5-alfa-reduttasi, non viene riconosciuto come tale alla nascita e i genitori lo crescono come una femmina. La diagnosi è presto fatta: ermafroditismo.

Calliope definisce la sua condizione, la sua “malattia” come un’eredità dell’amore. L’amore che ha portato i suoi nonni a sposarsi e a fare dei figli nonostante fossero fratelli. E’ proprio da qui che parte, all’interno di “Middlesex”, un enorme flashback che rende il testo in parte una grande saga familiare. La condizione biologica di Calliope è strettamente legata al suo passato e a quello dei suoi genitori e nonni.

Il libro passa quindi a descrivere in modo preciso e dettagliato tutto quello che accadde a partire dal 1922 ai nonni di Calliope. Sua nonna Desdemona, che lavorava i bachi da seta in Turchia, decide di lasciare la sua Smirne insieme al fratello Lefty, a causa della guerra. I due, da sempre innamorati tra loro e disperati per la gravità della situazione che stanno vivendo, promettono di sposarsi in caso di salvezza. Spacciandosi per francesi riescono a imbarcarsi su una nave diretta in America e decidono di fingere di non conoscersi e di innamorarsi proprio durante la traversata. Desdemona e Lefty quindi, seppur fratelli e cugini di terzo grado, si sposano e iniziano ad avere i primi rapporti sessuali.

Nel 1923 Desdemona rimane incinta e dà alla luce Milton. Il bambino è fenotipicamente sano, ma portatore di una mutazione che in futuro cederà a sua figlia Calliope. Desdemona darà alla luce anche una bambina completamente sana, di nome Zoe. Nel frattempo l’America vive la grande depressione e questa famiglia, già in difficoltà in quanto immigrata, cerca di sopravvivere come può. Desdemona soffoca dentro di sè il senso di colpa per l’incesto tenuto nascosto a tutti e spesso teme per la salute dei figli e delle generazioni future.

Il peggio arriva quando Milton, che non sa di essere figlio di due fratelli, si innamora perdutamente di sua cugina Theodora, aumentando così esponenzialmente il rischio di una manifestazione reale del fenotipo malato. Theodora e Milton si sposano nel 1946 e hanno un primo figlio sano nel 1954, Chapter Eleven.

Nel 1960 sarà poi la volta della nascita di Calliope e finalmente il cerchio si chiude. Sarà proprio Calliope a narrare gli eventi che portano al suo concepimento e alla sua nascita, per poi cominciare a descrivere la sua complicata vita che, durante l’infanzia, si svolse a Middlesex Boulevard. E’ qui che la bambina comincia ad avere atteggiamenti ambigui e particolari con una compagna di giochi. Sarà poi al compimento del suo dodicesimo anno che Calliope, vedendo le sue coetanee tutte sviluppate e più femminili di lei, inizierà a covare seri dubbi sul suo stato di salute. Come se non bastasse la non accettazione di quel corpo sproporzionato, goffo e senza seno, Calliope nota anche una particolare attrazione sessuale verso il sesso femminile.

All’età di 14 anni inizierà il lungo e tortuoso viaggio di Calliope e dei suoi genitori tra specialisti e ospedali. E’ un viaggio doloroso, ma allo stesso tempo liberatorio, complesso e sofferto, che porterà poi alla diagnosi di ermafroditismo e che sarà per Calliope il punto di partenza per nuove avventure. Calliope si ritrova ad essere Cal nel pieno degli anni ’70, un’epoca in cui cominciava a esistere “l’ermafroditismo psicologico”, la libertà e il desiderio. Per chi aveva questo problema a livello fisico invece c’era solo il pregiudizio e la catalogazione tra i “mostri”.

“Middlesex” è un libro che acquistai circa 10 anni fa. Me lo consigliò la mia professoressa di biologia all’università e devo dire che mi sono sempre aspettata da questo testo un tuffo nella genetica e nella medicina, materie che mi hanno sempre affascinata. In realtà la storia di Calliope è ben diversa. Il libro si concentra principalmente sulla vita della famiglia della protagonista e sulle varie peripezie che hanno portato alla sua nascita.

La maggior parte di “Middlesex” sembra essere più una saga familiare, ma quello che ho trovato affascinante nella narrazione è il fatto che quel maledetto gene mutato torna sempre sotto i riflettori, quasi fosse anche lui un protagonista della storia. Quella mutazione scorre tra le generazioni di questa famiglia, sempre pronta a far danni e a manifestarsi appena si abbassa la guardia. Il gene mutato è stato una minaccia per la famiglia di Calliope per tanti anni ed è toccato proprio a lei raccogliere quella pesante e ingombrante eredità che le porterà tante sofferenze.

Ho amato moltissimo questa affascinante lettura e mi è piaciuto molto anche lo stile dello scrittore. La narrazione è sempre incalzante e nonostante le sue 600 pagine, “Middlesex” non annoia. Ho sofferto maggiormente lo stile dell’edizione del mio libro, perchè il font piccolo e i margini quasi inesistenti mi hanno portato a dover fare parecchie pause, nonostante fossi curiosa e vogliosa di continuare la lettura. Proprio per questo motivo mi sono portata dietro questa lettura per più di un mese, a cavallo tra il 2020 e il 2021, altrimenti (forse) sarebbe entrata anche nelle mie migliori letture del 2020.

VOTO: 4,5/5

CITAZIONI:

“Affetto e comprensione non c’entravano niente, era soltanto il bisogno del gene di rientrare nel mondo a generare gli scherzi del cuore.”

“Anche io sono il prodotto di un’operazione di contrabbando. I miei ignari nonni in rotta per l’America portavano ciascuno un gene mutato nel quinto cromosoma.”

“Le donne non sono come noi. Hanno una natura carnale. La cosa migliore da fare è rinchiuderle in un labirinto. […] La gravidanza.”

“Sopra la sala parto, in stanze senza fiori, altre donne giacciono nel letto dopo un’isterectomia o una mastectomia. Adolescenti con cisti ovariche esplose riemergono ciondolando la testa dal sonno della morfina. Fin dall’inizio era tutto intorno a me il peso della sofferenza femminile con la sua giustificazione biblica e i suoi tentativi di fuga.”

“Non mi importa più di scrivere un libro importante, mi interessa soltanto di scriverne uno che, indipendentemente dai difetti, lasci una traccia della mia esistenza impossibile. Esistenza che, mentre sistemavo i volumi, si stava finalmente rivelando.”

“Gli eventi davvero importanti non dipendono mai da noi. La nascita, per esempio, e la morte. L’amore. E ciò che l’amore ci lascia in eredità ancor prima che nasciamo.”

“Non avevo ancora l’età per rendermi conto che la vita più che nel futuro ti proietta nel passato, indietro fino all’infanzia e a prima della nascita, fino a dove si comunica con i defunti […]. In questa vita cresciamo a ritroso.”

“In quei momenti capii che cosa mi stavo lasciando alle spalle: la solidarietà di una condizione biologica condivisa. Le donne sanno che cosa significa avere un corpo, ne capiscono le difficoltà e le debolezze, lo splendore e i piaceri. Gli uomini pensano che il loro corpo appartenga solo a loro. Lo curano in privato anche quando sono in pubblico.”

“E così sta nascendo una nuova e strana possibilità. Compromessa, indefinita, abbozzata, eppure non del tutto rimossa: il libero arbitrio. La biologia ci dà un cervello, la vita lo trasforma in una mente.”
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