Mai stati così felici – Claire Lombardo

TITOLO: Mai stati così felici

AUTORE: Claire Lombardo

EDITOREBompiani

PREZZOcartaceo 22,00 € – e-book 11,99 €

PAGINE: 676

Quattro sorelle adulte, quattro Piccole donne del nostro tempo, alle prese con guai di varia natura, due genitori troppo innamorati e felici per essere veri. Un segreto che riemerge dal passato, una facciata che si sgretola. Un romanzo che ridisegna i confini della saga familiare. A volte due genitori troppo felici non fanno una famiglia felice.

Ecco Wendy, bella e ricca, rimasta vedova da giovane, inquieta e inconsolabile, una donna ad alto tasso alcolico con una propensione per gli uomini molto più giovani. Violet, avvocato d’assalto che ha rinunciato al lavoro per una vita di mamma-a-casa che vuole rasentare la perfezione. Liza, accademica in carriera, che aspetta un bambino che non sa se vuole da un uomo che forse non ama. Infine Grace, che va all’università, anzi, non ci va affatto perché non è stata ammessa, e vive una vita abulica lontano da casa tenendo nascosti i suoi fallimenti alla famiglia.

Quattro sorelle, quattro figlie sbucate da un matrimonio perfetto, quello tra Marilyn Connolly e il medico David Sorenson, che ha attraversato i decenni indenne, anzi, sempre più smagliante. Ma ora, siamo nel 2016, molti nodi vengono al pettine: a innescare la resa dei conti è la ricomparsa di Jonah, quindici anni, dato in adozione da una delle sorelle al tempo in cui era troppo giovane per occuparsene. Ciascuno in famiglia reagisce in modo diverso all’arrivo di questo sconosciuto ombroso, e la sua presenza incrina un equilibrio che in realtà era già pericolante. Ma poi chi può dire che quei genitori perfetti siano stati e siano davvero quello che sembrano?

Distesa nell’arco di cinquant’anni, una storia di famiglia tra esterni e interni, tra Chicago e la sua ricca periferia, che va al cuore dei legami più delicati, quelli che avvincono e qualche volta imbrogliano le persone e complicano loro la vita e non è proprio possibile troncare.

“Mai stati così felici” è uno di quei libri che mi ha tenuta incollata alle pagine e che, nonostante la sua mole, è scivolato via così in fretta che ora devo un attimo riprendermi. Non è facile tentare di commentare e scrivere un articolo su questo libro. Ho provato emozioni contrastanti e forti tra le sue pagine e parlarne è abbastanza complesso. La famiglia Sorenson sa farsi amare e odiare al tempo stesso; piena di problemi, complicazioni, criticità che possono accadere a qualsiasi famiglia, ma sempre imperterrita e convinta di dover apparire perfetta.

Il punto di partenza di questo libro, che si percepisce sin dalle prime pagine, è che il titolo “Mai stati così felici” non è che un enorme ossimoro. David e soprattutto Marilyn sono continuamente impegnati a voler dimostrare che nonostante tutto la famiglia è felice, serena e tranquilla, ma gli avvenimenti raccontano l’esatto contrario. La famiglia del “Mulino Bianco” esiste? Personalmente non credo e i Sorenson non fanno che alimentare i miei dubbi su quell’apparenza perfetta e bellissima, ma così tanto irreale da risultare antipatica e falsa.

“Mai stati così felici” narra la storia della famiglia Sorenson dal 1975 fino al 2017. La parte che racconta la vita dei giovani David e Marilyn, si incrocia, come un enorme flashback, ai capitoli in cui invece viene raccontato il presente. David e Marilyn, una volta cresciute le figlie, restano soli e intervengono nelle varie vicissitudini delle figlie ormai adulte.

I Sorenson sono una famiglia numerosa. David e Marilyn infatti, innamoratisi follemente in giovanissima età nel 1975, avranno insieme ben 4 figlie. Già due anni dopo il loro incontro nasce Wendy. Subito dopo Marilyn resta incinta di Violet. Le due bimbe cresceranno quasi come gemelle, mentre invece la nascita delle altre due sorelle sarà successiva. Nel 1983 arriva Liza, mentre nel 1992 Grace, la piccola di casa.

I Sorenson sono continuamente inseguiti dall’ansia di dimostrare che tutto va bene e spesso l’unica loro via di fuga in momenti complessi è il sesso. Molte volte, soprattutto nella prima parte del libro, Marilyn e David cercano di risolvere litigi o difficoltà semplicemente con un rapporto sessuale. Quel che emerge però chiaramente è che manca il dialogo e la comprensione reciproca. David infatti si occupa soprattutto del suo lavoro di medico, mentre Marilyn, con le figlie piccole, si ritrova a dover rinunciare al suo futuro lavorativo e si isola in casa con le bambine. La sua tristezza e solitudine è evidente, ma non deve mai oltrepassare il confine di casa.

Per Marilyn la prima esperienza come madre si rivela complessa e piena di solitudine e, come sarà poi per tutte le donne del libro, la maternità non sarà idilliaca e fiabesca come spesso si vuole mostrare. Il rapporto madre – figlia e il modo in cui ciascuna donna dei Sorenson affronta la maternità è uno dei temi centrali di tutto il libro. A partire dalla madre di famiglia, Marilyn, ogni donna dei Sorenson avrà problemi durante la gravidanza o successivamente.

Nonostante questo, risultano complessi i rapporti tra di loro, spesso non c’è aiuto reciproco tra le sorelle, sembra non esserci compassione, comprensione o alchimia tra loro. Da Wendy, destinata a una vita di dolore e solitudine, che partorirà una figlia morta, a Violet che abbandonerà il primo figlio subito dopo il parto per poi essere divorata dai sensi di colpa durante la seconda gravidanza, a Liza, abbandonata dal marito proprio durante la gestazione. Ogni gravidanza a casa Sorenson sembra foriera di difficoltà e problemi.

“Mai stati così felici” è una saga familiare che tocca tantissimi temi. Quel che emerge in modo forte è il complesso rapporto tra le sorelle, ma si parla anche di dipendenza, alcol, sessualità, malattia, sofferenza, anoressia, depressione. Il difficile e quasi irraggiungibile esempio dei genitori, sempre perfetti e innamorati, rende le figlie continuamente infelici e alla ricerca di quello stato di beatitudine che è irraggiungibile, semplicemente perchè falso e surreale. Con lo scorrere degli anni vedremo poi tutte le figlie di David e Marilyn lasciare quel nido perfetto per farsi le loro vite e arrivare a capire che la realtà è ben diversa dalla perfezione. I due genitori restano soli, ma le vicissitudini della vita delle figlie prevederà sempre un ritorno a casa per chiedere aiuto, conforto, consiglio.

Il fatto che le quattro sorelle abbiano caratteri molto particolari e spesso non solidali tra loro non mi ha permesso di empatizzare con nessuna di loro. Il personaggio più realista e più corretto a mio avviso è Jonah e proprio per questo è colui per cui ho fatto maggiormente il tifo. Jonah, abbandonato dalla madre Violet alla nascita, si ritrova a 15 anni, dopo una vita tra famiglie affidatarie e orfanotrofi, nuovamente catapultato dai Sorenson e, nonostante questo, non ha mai una parola di odio o un comportamento di delusione profonda nei confronti di chi lo ha deluso e ferito. Jonah è pronto a ricominciare e appare il più vero e sincero della famiglia, ma forse anche il più maturo, nonostante la sua giovane età.

Il personaggio che invece ho odiato maggiormente è sicuramente quello di Violet, sempre pronta a chiedere e pretendere aiuto, ma mai presente per le sorelle o per Jonah. I suoi bisogni, le sue necessità vengono prima di tutto e ha sempre una scusa pronta. Il suo comportamento con Jonah, discutibile già al momento del parto, si rivela cattivo e freddo in maniera gratuita anche quando i due si ritrovano. Violet non è mai pronta a rinunciare a un minimo pezzettino della sua vita per gli altri e nonostante questo gli altri, soprattutto Wendy, non la abbandonano mai.

Adoro le saghe familiari, ho da poco letto “I leoni di Sicilia” e l’ho amato molto, ma devo ammettere che “Mai stati così felici” mi ha veramente rapita. Mi sono emozionata molto, soprattutto per i vari avvenimenti che sono accaduti a Wendy. Sarà deformazione professionale, ma…datemi un libro che parla di maternità, soprattutto maternità imperfetta e proprio per questo REALE, e sarò felice!

VOTO: 5/5

CITAZIONI:

“Era piombata nella maternità senza volerlo, producendo una serie di figlie con varie tonalità di capelli e vari livelli di ansia.”

“Com’è possibile far crescere una persona dentro il tuo corpo, farla germogliare dalla materia di cui sei fatta, e all’improvviso non riuscire più a riconoscerla? La normalità, da un punto di vista sociologico, merita più attenzione.”

“Liza si chiese quanta parte di quella che sembra la normalità della vita adulta sia solo un’approssimazione, il frutto di uno sforzo, una buona prova di recitazione.”

“Forse tutti quei momenti andavano orchestrati. Forse essere adulti significa soltanto ripetere ogni volta tutta la sequenza.”

“Mentre le lacrime cadevano più veloci, rendendo inutile il fazzoletto, Liza si rese conto che quella era la prima volta che qualcuno pronunciava così apertamente quella frase di fronte a lei. Diventare madre. Nulla l’aveva colpita così tanto fino a quel momento.”

“Non voleva sapere se suo padre era andato a letto con un’altra. Erano cresciute tutte e quattro disgustosamente avvezze alle effusioni dei genitori. Ed era già abbastanza. La vita era già abbastanza difficile.”

“L’ostinazione della vita nell’accostare l’oscurità alla luce non avrebbe mai smesso di stupirlo.”

“Marilyn aveva imparato che il matrimonio è un gioco di potere stranamente piacevole, un delicato equilibrio tra due personalità in competizione, tra due stati d’animo in conflitto. Lei sapeva reprimere i suoi per consentire a quelli di David di brillare. Conservazione. Reciprocità.”

“Fu la prima a stupirsi: prima non si era mai resa conto di sentirsi infelice.”

“A volte la maternità è la condizione più solitaria del mondo. Essere incinta la isolava, la esauriva; la spossatezza la allontanava dalle figlie e dalle loro vite, la faceva diventare smemorata e distratta.”

“Avere i genitori più splendidi della storia dell’umanità portava con sè uno schiacciante senso di colpa. Grace ingoiò il nodo che sentiva in gola. Mi dispiace di essere un tale rifiuto umano come figlia, pensò.”

“Chiama Marilyn, dille…dille che non sono mai stato così felice come con lei.”

“Grace non aveva un secondo nome e non aveva ricordi suoi: è quello il problema di essere un epilogo. Ti ficcano in fondo al libro prima che qualcuno ti dia modo di leggerlo.”

“Perchè di certo avere una vita affollata è un dono preziosissimo, ma trovare qualcuno al di là della famiglia è un vero miracolo. Qualcuno lontano da casa che ti fa sentire a casa e dunque trasforma il concetto stesso di casa, ne allarga i confini.”
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