La figlia unica – Guadalupe Nettel

TITOLO: La figlia unica

AUTORE: Guadalupe Nettel

EDITORE: La nuova frontiera

PREZZOcartaceo 16,90€ – ebook 10,99€

PAGINE: 213

Laura e Alina si sono conosciute a Parigi quando avevano vent’anni. Ora sono tornate in Messico. Laura ha affittato un piccolo appartamento e sta finendo la tesi di dottorato mentre Alina ha incontrato Aurelio ed è rimasta incinta. Tutto sembra andare per il meglio fino a quando un’ecografia rivela che la bambina ha una malformazione e probabilmente non sopravvivrà al parto. Inizia così per Alina e Aurelio un doloroso e inatteso processo di accettazione. Non sanno ancora che quella bambina riserva loro delle sorprese.

È Laura a narrarci i dilemmi della coppia, mentre anche lei riflette sulle incomprensibili logiche dell’amore e sulle strategie che inventiamo per superare le delusioni. E infine c’è Doris, vicina di casa di Laura, madre sola di un figlio adorabile ma impossibile da gestire. Scritto con una semplicità solo apparente, La figlia unica è la storia di tre donne e dei legami d’amore e d’amicizia che intessono mentre si confrontano con le differenti forme che la famiglia può assumere al giorno d’oggi.

“La figlia unica” è un libro che ha al centro principalmente il tema della maternità. L’essere madre e il diventare madre è trattato in varie forme, tutte per nulla idilliache e proprio per questo molto vere e autentiche. Questo voler mettere la maternità reale al centro di ogni singola parte del racconto mi ha ricordato in parte “Mai stati così felici” , un libro che ho letto proprio quest’anno e che ho amato tantissimo.

La voce narrante ne “La figlia unica” è quella di Laura. E’ sempre lei a parlare in prima persona, anche se poi, attraverso i suoi occhi, il lettore impara a conoscere non solo la sua vita ma anche quella di altri protagonisti del romanzo. La prima idea di maternità che incontriamo nel testo è quindi proprio quella di Laura che è decisa a non avere figli e a dimostrare che una donna, al giorno d’oggi, può dirsi realizzata e in pace con se stessa anche senza per forza dover divenire madre, moglie e angelo del focolare.

Proprio per questo motivo, quando per Laura si avvicina l’età in cui la gente comincia a farle la fatidica domanda “E un figlio quando lo fai?”, la ragazza prende una decisione drastica e discutibile. Va dal ginecologo e si fa legare le tube. Qui apparentemente finisce per lei ogni possibilità di essere madre e di avere anche solamente un minimo desiderio di maternità, ma nella vita non è dai detta l’ultima parola e questo libro ne è la prova.

Laura poi ci presenta la sua migliore amica Alina. Le due ragazze si sono conosciute appena ventenni in Francia, poi sono tornate in Messico. Mentre Laura ha abbandonato per sempre l’idea di diventare madre e si occupa al suo dottorato e alla carriera, Alina si fidanza con Aurelio. La ragazza, desiderosa di un figlio, non riesce subito a rimanere incinta e si sottopone anche a terapie e visite per la fecondazione.

Da subito possiamo notare quanto strida questa difficoltà nel raggiungere il sogno della maternità di Alina con il “no” netto e deciso che ha invece detto Laura. Le difficoltà non sono finite per Alina, poichè quando finalmente riesce a rimanere incinta e gioiosa si incammina nel lungo percorso verso la maternità, scoprirà che sua figlia è affetta da una rara e gravissima malformazione che non le permetterà di vivere. Ines infatti, il feto che Alina porta in grembo, pare avere un incrocio di due diverse patologie e i medici sin da subito dicono ad Alina che sua figlia non sopravviverà al parto.

La bambina soffre infatti di lissencefalia a causa di una mutazione sul cromosoma 17 e il suo cervello non sembra per nulla sviluppato rispetto al resto del corpo. Dalla gioia immensa per quella gravidanza, Alina si ritrova a toccare il fondo. Ormai è troppo tardi per abortire, per cui darà alla luce la sua bambina solamente per lasciarla morire subito dopo. Il percorso di accettazione di questa tragedia è lungo e insidioso per Alina e Aurelio, gli ultimi mesi di gravidanza sono terribili e deprimenti. Come se non bastasse Alina avrà un distacco di placenta, che renderà ulteriormente complesso e rischioso il suo parto… ma Ines, già dal primo istante, sembra essere inspiegabilmente troppo attaccata alla vita.

Sempre attraverso gli occhi di Laura “La figlia unica” ci mostra un’altra maternità e un’altra donna. E’ Doris, vicina di casa di Laura, che dopo la morte del marito si ritrova in casa da sola con il figlio Nicolas. Apparentemente, in base a ciò che Laura ascolta attraverso i muri del suo appartamento, Nicolas è un bambino terribile e ingestibile. Superando però le apparenze e tentando di avvicinarsi a quel bambino, Laura scoprirà che Nicolas non è che la vittima in una famiglia complessa. Orfano di padre infatti, si è ritrovato con la madre Doris completamente depressa e alcolizzata. Tra Laura e Nicolas scoccherà da subito una scintilla che riuscirà ad andare oltre al timore e alla reticenza di Laura verso i bambini e la maternità.

Laura, Alina e Doris. Tre donne, tre modi diversi di pensare e vivere quel dono che solo le donne possono avere, ma che può anche trasformarsi per loro in condanna. In “La figlia unica” sono principalmente loro le tre protagoniste, ma vediamo anche altre donne sullo sfondo, anche loro con una chiara idea di maternità.

C’è infatti la madre di Laura, che pare non approvare e non accettare assolutamente il gesto della figlia che è ricorsa alla legatura tubarica. C’è Marlene che non può avere figli per una malformazione all’utero, ma che ama i neonati e i bambini. Ci sono le dottoresse che Alina incontra nel suo calvario ospedaliero, ognuna con la propria idea, ognuna più o meno empatica e umana, c’è Lea. Poi ci sono i piccioni che fanno il nido sul terrazzo di Laura. Sembra assurdo, lo so, ma anche osservando due piccioni che covano delle uova sul terrazzo, Laura riesce a narrarci la storia di una maternità e regalarci un’altra sfaccettatura del complesso mondo femminile.

Ho apprezzato molto questo libro. Come sempre dico, il tema della maternità mi interessa molto e spesso vado a caccia di libri che hanno questo come tema principale. Devo dire che qui l’autrice riesce a riempire il libro di riferimenti e a far parlare ogni pagina di quello che è il miracolo della vita. La maternità non è mai tutta rose e fiori come ci vogliono raccontare nelle pubblicità o nei film.

Ogni donna è a sè così come ogni bambino che nasce, ogni gravidanza è a sè e nella vita una donna deve poter scegliere anche di non voler diventare madre, al di là di ciò che dice la società o di quello che vogliono le convenzioni. Questo libro riesce a rendere a pieno questo concetto. Lo stile è molto semplice, mentre i temi trattati sono duri e piuttosto pesanti, ma reali. La lettura è scorrevole e per nulla noiosa. Alcune nozioni mediche riferite ai test di screening prenatali le ho trovate un pò caotiche e non propriamente corrette, ma di certo il fine ultimo del libro non era quello di fare da manuale di ostetricia.

VOTO: 4,5/5

CITAZIONI:

“Guardare un neonato mentre dorme significa contemplare la fragilità dell’essere umano.”

“Come al solito non ha domandato -pensi di fare un figlio?- ma -quando lo farai?-. Mi sono presa qualche minuto per decidere come risponderle.”

“Quando si parla di maternità queste cose non te le racconta nessuno. E’ uno dei segreti che assicurano la continuità della specie.”

“Esiste una parola per designare chi perde il proprio coniuge e anche una parola per i figli che restano senza genitori. Ma non ne esiste una per i genitori che perdono i figli. A differenza di altri secoli, quando la mortalità infantile era molto alta, nella nostra epoca la condizione naturale è che non succeda. E’ una cosa così temuta, così inaccettabile, che abbiamo deciso di non nominarla.”

“E’ stranissimo, non trovi? Perchè qualcuno che non lo ha mai fatto dovrebbe avere voglia di vivere?”
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